91. La diffusione del pauperismo e del banditismo.

   Da: F. Braudel, Civilt e imperi del Mediterraneo nell'et di
Filippo secondo, volume secondo, Einaudi, Torino, 1976

 In questo brano del grande storico francese Fernand Braudel 
descritta con vivace coloritura la vita dei vagabondi e dei
mendicanti, che in gran numero invasero e animarono,  fra la
seconda met del Cinquecento ed il Seicento, le citt europee.
Contemporaneamente alla proliferazione dei miserabili, si
verific, soprattutto nelle regioni del Mediterraneo, una forte
espansione del banditismo, davanti al quale, dato il suo profondo
radicamento nelle popolazioni locali, le autorit si trovarono
spesso impotenti, quando non  conniventi.


   Sui poveri, la storia getta ben poche luci, ma essi sanno, a
modo loro, attirare l'attenzione dei potenti di allora, e di
rimbalzo anche la nostra. Disordini, sommosse, rivolte,
preoccupante moltiplicarsi di vagabondi e girovaghi, ripetuti
colpi di mano di banditi, tanto subbuglio, se pure spesso
attutito, rivela la singolare ondata di miseria dello scorcio del
secolo sedicesimo, destinata ad aumentare ancora nel secolo
successivo.
   Verso il 1650, probabilmente, quella afflizione collettiva
tocca il fondo. Ascoltiamo il diario inedito [Quaderno di ricordi]
di [Giovanni] Baldinucci da cui abbiamo tratto pi di una notizia:
nell'aprile 1650, a Firenze la povert  tale che non  pi
possibile ascoltare in pace la messa, tanto si  importunati,
durante il rito, dai miserabili, ignudi et pieni di scabbia.
Tutto in citt,  spaventosamente caro e le arti [le
corporazioni, i mestieri] non hanno lavoro; per colmo di
sventura, poi, il luned di Carnevale una tempesta ha distrutto
olivi, gelsi e altri alberi da frutta.
   [...].

 Contro gli erranti e i vagabondi

   Si moltiplicano allora, forma silenziosa ma insistente della
miseria, gli erranti e i vagabondi per riprendere un'espressione
dei consoli e scabini [magistrati regi] di Marsiglia, che, nel
loro Consiglio del 2 gennaio 1566, decidevano di visitare i
quartieri della citt per cacciarne tutti quegli oziosi. Era una
decisione normale, che, in quel tempo, nulla aveva di inumano. Le
citt erano costrette a fare pulizia e a sbarazzarsi
periodicamente, per la propria salute, dei poveri: mendicanti,
matti, sciancati veri e finti, disoccupati, che ingombravano
piazze, bettole e porte dei conventi distributori di zuppe
popolari. Li si scaccia, essi ritornano, o ne vengono altri. Le
espulsioni, gesti di collera, dnno la misura dell'impotenza delle
citt prudenti davanti a questa invasione incessante.
   Nella Spagna i vagabondi popolano tutte le vie, sostano in
tutte le citt: studenti scapestrati che piantano i loro
precettori per universi al crescente mondo della picarda
[furfanteria]; avventurieri autentici, mendicanti e ladri
notturni. E hanno le loro citt preferite, e l le loro
piazzeforti, Sanlcar de Barrameda, vicino a Siviglia; il
mattatoio, nella stessa Siviglia; la Puerta del Sol a Madrid... I
mendigos [ribelli delle Fiandre contro Filippo secondo]
costituiscono una confraternita, uno stato, con le sue ferias
[feste], e talora si riuniscono in numero favoloso. Le strade
verso Madrid convogliano il loro corteo di poveri: funzionari
senza impiego, capitani senza compagnia, poveri diavoli in cerca
di lavoro dietro un asino senza soma alcuna, tutto un mondo che,
morendo di fame, attende nella capitale che venga decisa la sua
sorte. Va verso Siviglia la folla famelica degli emigranti diretti
in America: miseri gentiluomini desiderosi di rinobilitare il
blasone, soldati in cerca di ventura, giovani diseredati che
vogliono far fortuna, e inoltre tutta la schiuma della Spagna,
ladri segnati dal marchio rovente, banditi, vagabondi che sperano
di trovare laggi un mestiere lucroso, debitori ansiosi di
sfuggire ai creditori, mariti che fuggono le mogli litigiose...
Per tutti, le Indie sono il sogno, rifugio e protezione di tutti
i desperados di Spagna, chiesa dei ribelli, salvacondotto degli
omicidi. [...].
   Nel febbraio 1590, provvedimenti energici vengono presi a
Palermo contro i vagabondi, ubriaconi e spioni del regno. Due
censori incorruttibili, dotati di uno stipendio annuale di
duecento scudi, si divideranno la citt: sar loro compito dare la
caccia a tutta la gente oziosa e infingarda, che passa i giorni
lavorativi nel gioco e nei vizi, distruggendo i propri beni e pi
ancora le proprie anime. [...].
    Nessuna regione mediterranea  immune dal male. N la
Catalogna, n la Calabria, n l'Albania, regioni celeberrime al
riguardo, hanno il monopolio del brigantaggio. Esso  infatti
onnipresente e con molteplici volti: politico, sociale, economico,
terroristico... Si trova alle porte di Alessandria d'Egitto quanto
di Damasco e di Aleppo, nella campagna di Napoli dove s'innalzano
torri di vedetta contro i briganti, quanto nell'Agro romano, dove
talvolta bisogna decidersi a bruciare le macchie per stanare le
bande troppo ben riparate; oppure in uno stato apparentemente cos
ordinato come quello di Venezia. E quando nel 1566, l'esercito del
sultano s'incammina attraverso lo Stambouljol verso Adrianopoli,
Nis, Belgrado, e poi verso l'Ungheria, impicca dappertutto
un'infinit di briganti, che ha fatto uscire al suo passaggio dai
ripari e dalle caverne. Evidentemente, ci sono briganti e
briganti. La loro presenza sulla grande strada dell'Impero turco
di cui si esalta la sicurezza,  indicativa sulla pace pubblica di
quei tempi.
    Lo stesso spettacolo all'altro estremo del Mediterraneo, in
Spagna. Ho spesso segnalato le condizioni delle strade di Aragona
e di Catalogna. Inutile voler viaggiare da Barcellona a Saragozza
con la posta, scrive un Fiorentino nel 1567: inoltre Saragozza s,
ma non gi tra le due citt. Lui, si  unito a una carovana di
signori armati.
    [...].
    In Linguadoca ci sono altrettanti bandouliers quanti
bandoleros [briganti] in Catalogna. Tutte le fattorie del basso
Rodano sono case fortificate, sul tipo delle fattorie-fortezze di
Catalogna. Nel Portogallo, a Valenza, a Venezia, in tutta
l'Italia, in tutto l'Impero ottomano, minuscoli stati di briganti,
stati mobilissimi ( la loro forza), sono capaci di passare senza
far rumore dai Pirenei catalani a Granata, o da Granata in
Catalogna, o di vagabondare dalle Alpi, vicino a Verona, sino in
Calabria, dall'Albania al Mar Nero: essi si fanno beffe degli
stati costituiti e, con l'andar del tempo, li logorano. Ci
ricordano i partigiani delle recenti guerre popolari. Il popolo,
regolarmente,  dalla loro parte.
    Dal 1550 al 1600 il Mediterraneo si consuma in questa guerra
agile, crudele, quotidiana. Una guerra alla quale la grande storia
non presta ascolto, che ha abbandonato, come un fenomeno
secondario, ai saggisti o ai romanzieri. Per l'Italia, soltanto
Stendhal [pseudonimo di Henri-Marie Beyle, romanziere francese,
1783-1842] disse in proposito cose pertinenti.
    [...].

    Il banditismo e gli stati

    Ancora ai giorni nostri - egli scriveva - tutti sicuramente
temono l'incontro con i briganti; ma, se essi vengon puniti,
ciascuno li compiange. Poich questo popolo cos fine, cos
motteggiatore, che ride di tutti gli scritti pubblicati sotto la
censura dei suoi signori, legge abitualmente piccoli poemi che
narrano con calore la vita dei briganti pi famosi. L'elemento
eroico di queste storie tocca la corda artistica che vibra sempre
nelle masse. Il cuore delle popolazioni era per loro e le ragazze
paesane avevano un debole per il giovanotto che fosse stato
costretto una volta nella vita d' andar alla macchia .
    [...].
    Rivincita contro il signore, contro la sua giustizia
zoppicante, il banditismo ha assunto un po' dappertutto, e in
tutti i tempi, l'atteggiamento di vendicatore di torti. Cos,
ancora ieri, quel brigante di Calabria, che si difese in corte
d'Assise presentandosi come un riparatore di torti e un
benefattore dei poveri. Ogni giorno snocciolava il suo rosario e i
curati di campagna lo benedicevano. Per realizzare quella sua
giustizia sociale, a trent'anni aveva gi ucciso una trentina di
persone. [...].
    In Calabria, se i nostri documenti sono esatti, i fuorilegge
pullulano, favoriti dalle circostanze e dalla natura del terreno.
I loro crimini sono pi numerosi e atroci che altrove; la loro
audacia  senza limiti, al punto che una volta, in pieno
mezzogiorno, sono entrati nella citt di Reggio, vi hanno
introdotto un cannone, abbattuto una casa, e hanno ucciso tutti
gli occupanti, senza che il governatore della citt abbia potuto
opporsi, poich i cittadini non gli obbedirono n accorsero in suo
aiuto. Ma agire contro la Calabria non  operazione da poco.
[...] Dopo l'incidente di Reggio, di cui ignoro la data esatta,
l'azione del governatore della citt, coadiuvato nell'occasione da
un giudice commissario, serv solo ad aumentare la forza e
l'attivit dei briganti. Fallirono egualmente gli sforzi del conte
Briatico, nominato governatore provvisorio delle due province
calabresi. Le azioni repressive esasperarono l'attivit dei
banditi: forzavano castelli, entravano in pieno giorno nelle
grandi citt, osando uccidere i loro nemici persino nelle chiese,
facendo prigionieri, su cui mettevano taglie. Le atrocit
spandevano il terrore; essi devastavano le terre, massacravano le
greggi di coloro che resistevano o che li perseguitavano per
ordine e incarico dei governatori, non osando questi farlo essi
stessi [...].
   Nel 1580 un agente veneziano segnalava che tutto il regno era
infestato dai banditi, che i briganti da strada erano i padroni
nelle Puglie e, soprattutto, in Calabria. E, a voler evitare le
strade pericolose, si rischiava di cadere nelle grinfie dei
corsari, che infestavano allora le coste sino alle spiagge romane
dell'Adriatico.
   Una ventina di anni dopo, la situazione era ancora peggiore: i
briganti spingevano le loro incursioni sino al porto di Napoli; le
autorit arrivavano a preferire l'accordo o l'astuzia alla lotta
[...].

 Il banditismo e i signori

   Dietro la pirateria marittima, c'erano le citt, gli stati
cittadini; dietro al banditismo, pirateria terrestre, c'era
ugualmente, a sostegno dell'avventura, l'aiuto dei signori. Spesso
i briganti hanno un signore autentico che li guida e dirige da
vicino o da lontano [...].
   Innegabili i rapporti tra la nobilt catalana e il brigantaggio
dei Pirenei, tra la nobilt napoletana o siciliana e il banditismo
dell'Italia meridionale, tra i signori e i signorotti dello Stato
Pontificio e il brigantaggio romano. Ovunque la nobilt fa la sua
parte, politicamente o socialmente. Poich il denaro riassume
tutto, spesso essa  economicamente ammalata. I gentiluomini
poveri, o rovinati o cadetti di famiglie senza grandi beni di
fortuna, formano, molto spesso, i quadri di quella guerra sociale
larvata, continuamente rinnovata, simile alle teste dell'idra.
Sono costretti a vivere di espedienti e di rapine, a tirare avanti
(come dice La Noue per la Francia, dove c' lo stesso spettacolo)
alla disperata. Questo meccanismo sociale funzioner spesso,
anche in seguito [...].
   Ma non semplifichiamo troppo: multiplo e polivalente, il
banditismo, al servizio di alcuni nobili,  egualmente diretto
contro certi altri [...].
   Ma il banditismo non  legato soltanto alla crisi di una certa
nobilt:  contadino,  popolare. Marea sociale, inondazione,
secondo uno storico del secolo diciottesimo, convoglia in s le
acque pi diverse. E' rivendicazione politica e sociale (non
religiosa),  al tempo stesso aristocratico e popolare (i re delle
montagne, quelli della campagna romana o della napoletana non sono
di solito contadini e popolani?). E' jacquerie [da Jacques
Bonhomme, come i nobili chiamavano i contadini francesi che nel
1358 si sollevarono contro i nobili feudatari] latente, figlio
della miseria (in Sicilia, il banditismo aumenta dopo la peste del
1578) e della sovrappopolazione;  la ripresa di vecchie
tradizioni, e, molto spesso anche, brigantaggio puro e semplice,
feroce avventura dell'uomo contro l'uomo [...].
  Nessun paese, per, offre meglio della Spagna l'immagine
dell'aumento del brigantaggio negli ultimi anni del secolo
sedicesimo e nei primi del diciassettesimo: della Spagna, che,
morto il vecchio re all'Escorial [Filippo secondo], sta per
conoscere lo straordinario risveglio di lusso e di feste, di arte
e di intelligenza del secolo d'oro, nella citt nuova che cresce
a vista d'occhio: la Madrid del Velzquez [Diego Velzquez,
pittore spagnolo] e del Lope de Vega, [Flix Lope de Vega Carpio,
drammaturgo] la duplice citt dei ricchi che sono ricchissimi e
dei poveri che sono poverissimi, mendicanti addormentati agli
angoli delle piazze, corpi avvolti nelle cappe che i signori
devono scavalcare per rientrare nei loro palazzi, serenos che
vegliano alla porta delle ricche dimore, tutto un brulichio
inquietante di ruffiani, di capitani, di servi famelici, di
giocatori dalle carte sudice, di donnine allegre abili a spennare
la selvaggina, di studenti suonatori di chitarra che dimenticano
di ritornare all'universit [...].
   Un lento e intenso lavorio in profondit elabor a poco a poco
e trasform le societ mediterranee, dal 1550 al 1600, concludendo
una lunga gestazione. Il malessere generale e crescente, pur non
traducendosi in rivolte palesi, modifica nondimeno tutto il
paesaggio sociale. Ed  un dramma innegabilmente di carattere
sociale. Dopo lo studio preciso di Jean Delumeau su Roma e la
Campagna romana nel secolo sedicesimo, che s'avvale dei mille
piccoli avvisi dei giornalisti, dei fogliettanti
[gazzettieri] della Citt Eterna, gli ultimi dubbi, se ancora
esistenti, non avrebbero pi ragione di essere. Riprendere
quest'incartamento significherebbe ripetere le nostre
constatazioni. Indubbiamente, tutto tende a polarizzarsi tra una
nobilt ricca, vigorosa, ricostituita in famiglie potenti
sostenute da vasti beni stabili, e una massa di poveri sempre pi
numerosi e miserabili, bruchi o maggiolini, insetti umani, ahim
sovrabbondanti. Un cracking [crepa, fenditura] spacca in due le
vecchie societ, vi scava baratri. Nulla li colmer: neppure,
ripetiamolo, la straordinaria carit cattolica di fine secolo. In
Inghilterra, in Francia, in Italia, in Spagna, nell'Islam, tutto 
minato da questo dramma, le cui piaghe inguaribili appariranno in
piena luce nel Seicento. Progressivamente il male contamina tutto,
gli stati al pari delle societ, le societ al pari della civilt.
La crisi d i suoi colori alla vita degli uomini. Se i ricchi
bazzicano con la canaglia, si mescolano pi facilmente alla folla
che disprezzano, vuol dire che la vita ha allora le sue due rive
vicine; case nobili, da un lato, sovrappopolate di domestici;
picarda, dall'altro, mondo del mercato nero, del furto, del
vizio, dell'avventura, e soprattutto della miseria...
Analogamente, la pi pura, la pi esaltata passione religiosa si
accosta alle pi sorprendenti bassezze e brutalit. Singolari e
meravigliose contraddizioni del barocco, si  esclamato. No, non
del barocco, ma della societ che lo sostiene e lo ricopre male.
E, nel cuore di queste societ, quale disperazione di vivere!.
